La nostra memoria a breve termine sulla tragedia Ucraina

Vi racconto che cosa succederà nei prossimi giorni, settimane, mesi. Non sono il mago di Segrate, anche perché non c'è niente da ridere.

Previsioni. Vi racconto che cosa succederà nei prossimi giorni, settimane, mesi. Non sono il mago di Segrate, anche perché non c’è niente da ridere. Ma sono abbastanza convinto di quel che sto per dire.

Primo. La guerra ci stuferà

Sia che proceda lentamente come oggi, senza (per fortuna) catastrofi, sia – a maggior ragione – che si raggiunga un cessate il fuoco. Come ci
ha stufato una pandemia che ci riguardava da vicino, figurarsi qualcosa che ha sì conseguenze sulla nostra vita, ma non dirette e non immediate (salvo la benzina).

Già lo si vede dal numero di lettori online, e dal fatto che l’attenzione, catalizzata dagli ucraini, sta tornando su altro, tipo il grande fratello vip. Quindi, la guerra ci stuferà. C’è un limite al dolore che possiamo sopportare mediaticamente, e questo limite è assai basso nelle nostre coscienze assai labili, assai social, assai poco convinte.

Secondo. L’ondata di solidarietà andrà scemando

In conseguenza alla diminuita attenzione media.

Ci sarà, ovviamente. Ma tenere alta la tensione è praticamente impossibile. Ogni tragedia ha lo stesso andamento: nelle prime settimane donazioni, aiuti o solo attenzione alle cause “giuste” sono al loro picco. Poi iniziano ad emergere nuovi temi, nuove piccole emergenze, e la marea si abbassa.

Terzo. Inizieranno i problemi veri

Perché i profughi – tra cui i bimbi non accompagnati, su cui True-News sta facendo un battaglia (QUI) – non arrivano subito.

Ci mettono giorni, settimane, a percorrere la distanza che serve. E altri ancora partono dal paese distrutto e partiranno non per la guerra, ma per la fame. Magari da paesini che non sono stati colpiti dai missili, ma che saranno colpiti dalle conseguenze. Ora, con una “solidarietà” e carità che viaggiano sull’onda dei media e dei social, notoriamente e necessariamente mutevoli, come reagiremo quando i profughi arriveranno a Milano, a Roma, a Torino, in Veneto? Riusciremo a mantenere il nostro spirito di accoglienza?

Questa è la questione, e questa è la sfida.

Resistere. Non solo gli ucraini contro i russi, ma noi. Nelle nostre convinzioni di oggi, dettate dall’emozione, che dovranno scontrarsi con la dura realtà della nostra memoria a breve termine.