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Turco, Comelli e i big al bivio: le manovre nel centrosinistra di Milano

Il Partito democratico? A caccia dei big. Servono volti per portare la “gente” alle urne e tante preferenze sui singoli. Il paradosso del Pd meneghino in vista delle elezioni comunali del 10-11 ottobre sta tutto qui. In due estremi: mancano i “mister preferenze” e mancano i riempilista, coloro che si candidano per arrivare al numero legale ma senza alcuna chance di entrare con ruoli di rappresentanza o esecutivi. Mentre invece i dem milanesi sono ricchi di una “middle class “ politica: la macchina del partito fatta di consiglieri comunali, di zona, attivisti, ragazzi dei Giovani Democrati. Che vogliono giocare la propria partita e ognuno può portarsi a casa centinaia di preferenze. La controindicazione? La concorrenza interna che, in alcuni casi, rischia di indebolire i candidati. E ancora più quello che succederà dal giorno dopo il voto: le gelosie di chi è rimasto fuori, magari per una manciata di voti, hanno una lunga tradizione nel centrosinistra sotto la Madonnina.

I candidati Pd e i 9 Municipi di Milano

Nel mentre prendono forma le geometrie variabili: la lista di “Milano Unita”, espressione di Sinistra Italiana e simili, che appoggia Beppe Sala, punta alla riconferma “dell’ideologo” Paolo Limonta e a una presidenza di Municipio. Elena Comelli la più quotata. Pare che la portavoce di SinistraXMilano gradirebbe essere appoggiata nella corsa sul Municipio 9 e non sul 2, come inizialmente trapelato, dove il centrodestra è fortissimo e non pare al momento battibile il leghista Samuele Piscina. C’è però il “veto” della lista Sala. Che potrebbe avere in serbo una campagna elettorale sui quartieri di Niguarda, Comasina e Affori e vicinanze, giocata con Anita Pirovano come candidata. Due donne in nome della parità di genere. Purtroppo per il “campo largo” progressisita i candidati non possono essere in numero pari. In Zona 5 invece sembra essersi trovata la quadratura del cerchio. Di certo nel Partito democratico: la candidatura sarà quella di Natale Carapellese, coordinatore di zona del partito e iscritto alla Cgil dall’età di 16 anni. Il problema? Non riguarda lui ma gli equilibri di coalizione: cominciano a essere un po’ troppi i candidati targati Pd sui nove Municipi di Milano, di fronte alle numerose liste che appoggiano Sala. La scorsa settimana ha portato un po’ di semplificazione nel campo. Per bocca di Carlo Calenda è stato annunciata un’unica lista (al posto di 3-4) dei riformisti moderati sulle città. E che quindi al proprio interno conterrà elementi di varia provenienza: Azione, Italia Viva, forse Più Europa, il cosiddetto “partito di Librandi”.

Il Pd alle prese con le prime candidature di lista

Nel Pd intanto prendono forma le prime candidature di lista che dovrebbe essere presentata, al più tardi, a fine giugno. Oltre a Giulia Pelucchi sul Municipio 8, l’ipotesi Mattia Abdu sul Municipio 1 e i ticket nei GD di Milano per permettere l’ingresso di qualche volto nuovo a Palazzo Marino, anche fra i consiglieri attuali parte la gara alla riconferma. Ci sarà Angelo Turco, il presidente della Commissione Cultura, classe ’88. Al secondo mandato dopo una laurea in storia con tesi magistrale sulle giunte socialiste della Milano che fu. Il ticket sarà con Elena Buscemi e non Laura Specchio come nel 2016. I due punteranno a una campagna elettorale sui lavoratori delle spettacolo e del settore cultura, una delle categorie più penalizzate dalla crisi in pandemica.

La “middle class” del partito comincia a muoversi. E i big? Per ora nessuna novità ma è probabile che per le preferenze si punterà sull’usato assicurato. La vice sindaca Anna Scavuzzo; l’assessore alla Mobilità Marco Granelli che intercetta il voto cattolico; l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran che, in assenza dell’altro “Pier” Majorino, potrebbe raggiungere un risultato personale invidiabile, dopo aver fatto segnare 5mila preferenze alla scorsa tornata. Impartendo così una sonora lezione ai leghisti che gli si sono messi di traverso per la sua nomina come dirigente al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile, tramontata quando sembrava ormai cosa fatta un mese fa. Ancora in forse la presenza di Cristina Tajani, attuale assessore al Lavoro.