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Economisti liberisti. L’assalto degli ex “Fare X Fermare il Declino” allo Stato, fra scazzi e blastatori

L'assalto dei liberisti allo Stato viene da lontano. E gli economisti di "Fare per fermare il declino?" (ve lo ricordate?) ci riprovano

Ci deve essere una sorta di maledizione che pende sull’Italia. Una maledizione per cui tutti gli economisti (o simili) che odiano la spesa pubblica e lo Stato finiscono per lavorarci. Il caso di Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro nominati nella struttura tecnica di Palazzo Chigi con il compito di valutare l’impatto degli investimenti del Pnrr e per aiutare i comuni sui progetti, è solo l’ultimo di una lunga serie.

I precedenti di Carlo Cottarelli e di Tito Boeri

Come non ricordare il commissario alla spending review Carlo Cottarelli giunto nella penisola direttamente dal Fondo Monetario Internazionale. O il fondatore del Festival dell’Economia e capostipite bocconiano Tito Boeri alla Presidenza dell’Inps. Dove si innamorò talmente tanto della causa dei rider del food delivery sfruttati, da far scrivere all’interno del rapporto annuale dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che, secondo un’indagine condotta, risultava come guadagnassero in media 12 euro lordi l’ora.

Accadeva prima che il Tribunale di Milano commissariasse Ubereats per caporalato e si trovassero i contratti da 3 euro scritti a matita su dei pezzi carta. Ma rimane una domanda: come è possibile tale abbaglio da parte di Boeri e soci? Risposta: l’indagine l’avevano commissionata a due aziende (Deliveroo e Foodora) che avevano sottoposto a un campione dei propri rider una survey a cui rispondere. E poi l’avevano copiata pari-pari nel rapporto nazionale Inps. Alti livelli di econometria. Quando si dice peer-review.

Del resto i fattorini del cibo avevano accecato del tutto la lucidità di Boeri. Un giorno l’ex Presidente si presenta alla sede Inps di Milano in zona piazzale Lotto per una conferenza stampa sul tema dei ciclofattorini e per annunciare l’apertura dello sportello di ascolto e consulenza a loro dedicato. Rider in giro? Nemmeno l’ombra. Solo una, nemmeno troppo folta, pletora di 50-60enni che si fanno i complimenti a vicenda. Arriva un giornalista in bicicletta, l’unico ad avere meno di 30 anni. E Boeri con un sorriso a 52 denti: “Lei è rider, vero?” chiede fra lo speranzoso e il disilluso.

L’assalto dei liberisti allo Stato viene da lontano

L’assalto dei liberisti allo Stato viene da lontano. Ora piagnucolano a mezzo stampa perché oltre alla nomina volevano anche gli applausi. Eppure dovrebbero conoscere il metodo. Cosa dicevano quando Giuseppe Conte nominava Mariana Mazzucato – fautrice dello Stato imprenditore – come consulente? “Mariana Mazzucato è totalmente sopravvalutata come ricercatrice, oltre ad essere fortemente ideologica” scriveva Puglisi su Twitter, suo habitat naturale, in uno dei “commenti” più gentili.

Carlo Stagnaro, direttore ricerche del think-tank liberista Istituto Bruno Leoni alla sua seconda chiamata dalla patria dopo l’esperienza al Ministero dello Sviluppo Economico con Federica Guidi, pubblicava invece su Linkiesta: “Domanda all’Antitrust e all’Anac: è opportuno che una consigliera di amministrazione di un’azienda privata (ancorché a controllo pubblico) chieda al Governo di incoraggiare pratiche collusive tra le partecipate dello Stato?” riferendosi al fatto che Mazzucato avesse un posto nel cda di Enel Group. Domanda legittima.

Il sogno “statale” infranto di “Fare per Fermare il Declino”

Sarebbe stato interessante porla qualche anno fa a Luigi Zingales, all’epoca nel consiglio di amministrazione di Eni, padre nobile e il più intelligente per distacco di quella grande esperienza politica che risponde al nome di “Fare per Fermare il Declino”. Tutto finì in una notte dei lunghi coltelli. Con Oscar Giannino, il nemico di “Pantalone”, proiettato nel 2013 verso un’elezione sicura, uno stipendio da parlamentare e i sondaggi che lo davano incredibilmente oltre lo sbarramento alle elezioni politiche, nonostante la presenza di “Scelta Civica” di Mario Monti. Un sogno infranto: Oscar Giannino “bruciato” a pochi giorni dal voto da una manina interna – mai più perdonata nel giro – che fece uscire la notizia di lauree e master. Che mai furono più galeotti.

Il percorso di Riccardo Puglisi, “blastatore” sui social

Il sogno di egemonia statale di “Fare per Fermare il Declino” va in pezzi. E ognuno, fra dirigenti e simpatizzanti, percorre la sua strada. Riccardo Puglisi si ritaglia un ruolo come influencer e “blastatore” sui social: c’è ancora l’onda lunga della crisi 2008 e gli economisti con un po’ di piglio per l’aforisma e il manganello virtuale capitalizzano consenso personale. Proprio come oggi fanno i virologi con la pandemia. Si scontra con gli economisti “No Euro” Alberto Bagnai e Claudio Borghi, poi parlamentari della Lega. Anche lui tenta l’ascesa politica ma scommette sul cavallo perdente: è il responsabile economia di “Italia Unica”, il partito di Corrado Passera basato in un appartamento di lusso in circonvallazione a Milano. Realizzano qualche spot video dal sapore epico, fanno qualche conferenza stampa a Milano per le comunali del 2016 prima di ritirarsi all’ultima curva e poi spariscono. L’economista di Pavia torna su Twitter e l’ex Ministro con Monti si prodiga in un’attività molto remunerativa: salvare le imprese del comasco, e non solo, con la sua Illimity Bank che si occupa di recupero crediti per conto delle banche.

Michele Boldrin, l’acerrimo nemico del socialismo e degli statali “parassiti”

Il migliore rimane Michele Boldrin. Collo taurino e carattere infuocato, il professore negli Stati Uniti e alla Ca’ Foscari a Venezia viene invitato per anni in televisione con un ruolo intermedio fra l’intellettuale e il fenomeno da baraccone. Chi lo conosce dice che è Boldrin è “genio e sregolatezza”.

Acerrimo nemico di socialismo, zone e “zecche” rosse, gli statali “parassiti” e la spesa pubblica improduttiva fra la quale chiaramente non rientra l’assegno da diverse decine di migliaia di euro che gli stacca l’Università Ca’ Foscari di Venezia per 60 ore di lezione. Usa l’insulto come strumento per il raggiungimento del consenso, con un metodo già ben testato dai fautori dell’antipolitica

“Liberi, oltre le illusioni”: il progetto (durato poco) di un governo ombra

Dopo essersi scottato nella vicenda Oscar Giannino anche Boldrin ci riprova. Insieme a qualche amico mette in piedi dal nulla l’associazione e il movimento “Liberi, oltre le illusioni” il cui inno recita “Liberi oltre le illusioni, oltre le balle dei cialtroni”. Nominano il finto Consiglio dei Ministri del movimento in una sorta di riedizione del governo-ombra di veltroniana memoria. Premier? Elsa Fornero. Compagine dell’Esecutivo? Vitalba Azzollini agli Interni, Gianluca Codagnone alle Finanze, Costantino de Blasi al Bilancio, Francesco Luccisano all’Istruzione, Giulia Pastorella agli Esteri, Thomas Manfredi al Lavoro, Andrea Mazziotti agli Affari costituzionali e allo Sviluppo economico lo stesso Carlo Stagnaro. Che durante un appuntamento del CdM liberista si cimenta in una battuta. Gli chiedono come gestirebbe le conseguenze sociali e lavorative di alcune “sue” politiche draconiane. Risposta: “È un problema del Ministero degli Interni”. Grasse risate in sala per una freddura che farebbe rabbrividire Cossiga e Scelba. Sotto lo sguardo vigile del Presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi.

Michele Boldrin e il rapporto con Alberto Forchielli

La loro attività divulgativa si concentra su YouTube. Dove pubblicano conversazioni e chiacchierate con ospiti di eccezione. Boldrin per esempio s’innamora per un certo periodo dell’imprenditore e manager Alberto Forchielli che all’epoca ha appena fatto il suo ingresso nel ricco business delle ceramiche emiliane con il suo Fondo Mandarin. Guascone e sborone, la presenza ingombrante di Forchielli non imbarazza nemmeno quando in un’assemblea del settore produttivo si lascia andare, con tanto di video, a un paio di perle. Pinochet? “Avrà fatto sì e no qualche migliaio di morti, quanti ne fa un’Asl italiana in una settimana”. Soldi e donne? “Dopo che ne hai messe un po’ sotto al tavolo del ristorante, ti annoi”.

“Liberi, oltre le illusioni” e la sua disgregazione in pandemia

È la fine del 2019 e “Liberi, oltre le illusioni” pare avviato a un miracoloso processo di crescita. Ma come nell’eterno ritorno dello “scazzo” arriva la pandemia. E litigano tutti. Michele Boldrin contro l’amico blastatore Roberto Burioni, dove l’economista gli spiega che non serve la virologia, bastano i modelli statistici. Michele Boldrin contro l’ex segretario della Cisl metalmeccanici Marco Bentivolgi rispetto all’apertura delle imprese in pandemia e i focolai sui posti di lavoro. Michele Boldrin contro il finanziere Gianluca Codagnone e il “suo” Ministro del Lavoro, Thomas Manfredi, già economista Ocse. Che con un carattere più mite non la butta in caciara ma risponde: “Ho mai citato con chi mi sono laureato? E andato avanti? Con Severino Sterpi. Guru di economia sanitaria. Era a una porta accanto” scrive puntando sul principio di autorità. Nessuna “manina”, questa volta, ha smentito il titolo di studio. Ma meglio non porre limiti al fato. Liberisti? Sì. Liberali? Ovvio. Ma solo con chi è d’accordo.