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Taliani: “La prossima pandemia? Si vince con la prevenzione più delle scoperte”

di Francesco Floris

Il titolo chiave è forse quello del 7 settembre 2021. “La pandemia che verrà”. A parlare i dottori Giuseppe Ippolito ed Elisa Vincenzi dell’Unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza del San Raffaele. Il contenuto? Provare a capire quali sono i meccanismi epidemiologici alla base di un potenziale rischio futuro. “Non ne siamo certi, ma una nuova pandemia potrebbe avvenire. Abbiamo dei presupposti teorici che ci inducono a credere come questa non sia l’ultima, del resto l’esperienza storica lo insegna”. Così a True Pharma la professoressa Gloria Taliani, ordinario di Malattie infettive all’Università La Sapienza di Roma e mente organizzativa del ciclo di incontri “Alleati contro le pandemie”. Voluto da Anlaids Lazio e Patto Trasversale per la Scienza, il primo di 11 webinar si è tenuto il 23 marzo. L’ultimo è previsto per il 12 ottobre. Quasi venti ospiti fra clinici, scienziati e costituzionalisti del calibro di Giovanni Maria Flick, Sabino Cassese, Giorgio Palù, Stefano Vella e molti altri.

Il presupposto teorico? Che forse un positivismo esasperato nelle capacità della scienza di rispondere nell’immediato con una nuova tecnologia, un principio attivo o un farmaco può addirittura diventare un disincentivo alla pianificazione collettiva di un’organizzazione complessa. La prossima pandemia? “Verrà sconfitta più dalla prevenzione che non da una scoperta scientifica” è il convincimento della docente universitaria romana. Un convincimento che può sembrare anche scomodo. Ma del resto “sulla terapia Covid cosa abbiamo a disposizione?” si domanda Taliani. “Strumenti riadattati – risponde –. Abbiamo imparato di certo a utilizzare meglio i presidi terapeutici, ma nessun nuovo farmaco si è affacciato all’orizzonte e lo stesso Remdesivir che pure ha delle sue applicazioni e una possibilità di impiego nei pazienti precoci è il riadattamento di un farmaco usato per virus Ebola”.

“Quindi – ne conclude – la risposta all’emergenza viene più dalla prevenzione che dalla terapia”. Un discorso che la professoressa di Malattie infettive trasla su “tutti quegli eventi che non riusciamo a prevedere”. Dove ha più efficacia “capire in anticipo con quali finalità programmiamo le nostre risorse, senza fare un affidamento eccessivo rispetto a ciò che la scienza e la tecnologia ci possono fornire nell’immediato, come abbiamo avuto modo di osservare in questo caso nonostante si sia alla disperata ricerca di un farmaco”.

Così il dialogo in 11 puntate organizzato da Anlaids e PTS “da parte degli addetti ai lavori” ma “non per addetti ai lavori”, non partirà tanto dalla pandemia Covid e dagli aspetti scientifico-numerici. E neppure dall’HIV come pure il patrocinio di Anlaids – storica realtà del terzo settore che dal 1985 si occupa di HIV, Aids e sieropositività – farebbe supporre. Quanto da “un’analisi su tutto ciò che gira intorno agli scenari pandemici” spiega Taliani. Da quella che in gergo si chiama “preparedness” rispetto “alle strategie che devono essere messo in campo di fronte a eventi infettivologici”. Un esempio? La forma che si deve dare un ospedale del futuro. “Un’organizzazione flessibile pronta a rimodulare i propri spazi, le proprie funzioni, attività e personale in base all’evento pandemico”. E se lo deve fare l’ospedale altrettanto “vale per la città – dice Gloria Taliani –. Bisogna iniziare a parlarne in ottica di preparazione”. O ancora: qual è il grado di interazione della risposta regionale dentro la strategia europea “oggi che appare chiaro quanto l’orientamento generale dell’Europa abbia una ricaduta a terra immediata”? Se ne parlerà il 5 ottobre con l’accademico e infettivologo Stefano Vella.

Sullo sfondo una prospettiva. Questa è “semina virtuosa – chiude Taliani –, un monito verso le autorità che regolano la disponibilità di menti e finanziamenti da dedicare all’impianto scientifico del nostro Paese. Un Paese che in questo momento si fonda più sulla buona volontà che sul sistema”. La buona volontà “aiuta” come anche “la capacità di sacrificio della componente medica e non solo”. Ma non va dimenticato che “è il sistema che deve intercettare il germe del bisogno e in qualche modo pianificarne l’evoluzione”.