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Reinventing Cities Milano, bufera sull’architetto Andrea Caputo. Le folli regole di sfruttamento nello studio che ha vinto Piazzale Loreto. La risposta di Caputo

Pc ispezionati dal capo, no all'uso del telefono, vietato bere il caffè. Ecco alcune folli regole dello studio di Andrea Caputo

Brillante nei progetti. Un po’ meno nel rapporto con i suoi lavoratori. È nella bufera l’architetto Andrea Caputo, astro nascente del settore a Milano che a inizio maggio si è aggiudicato la riqualificazione di Piazzale Loreto nell’ambito di Reinventing Cities con la cordata progettuale-finanziaria capeggiata da Arcadis e Ceetrus.

Quelle regole stringenti per gli architetti dello studio di Andrea Caputo

A generare scandalo nell’ambiente una serie di immagini fatte fuoriuscire dal suo studio di architettura da anonimi che riguardano una serie di stringenti regole a cui sono sono sottoposti i lavoratori. Un vero e proprio decalogo di imposizioni a cui i giovani architetti che entrano nello studio di Andrea Caputo si devono sottomettere.

“Vietato usare il telefono” e niente “social network al lavoro”

“Vietato utilizzare il telefono” si legge nelle immagini che hanno cominciato a circolare sui social, in particolare su Instagram grazie all’account “Disordine degli architetti”. “La pausa pranzo è dalle 14 alle 15, non dalle 14:05 alle 15:05”. Frasi di questo tenore. E ancora: social network vietati a lavoro, “spegni il telefono”, “account di Skype sempre disponibile”, “dopo pranzo ogni tavolo deve essere perfettamente pulito”. Il giorno libero per malattia? Obbligatorio dopo un giorno presentare il certificato medico. E chi non portasse il certificato per ogni giorno di malattia è obbligato a recuperarne uno nei weekend. Ma andiamo avanti.

C’è da dire che l’architetto Caputo nonostante la caratura internazionale scivola anche sull’inglese. Nel regolamento scritto in lingua infatti si legge “From Land phone you can call italian land numbers and italian Cell phones”. Una frase dalla dubbia sintassi e lessico angolofoni per dire di chiamare solo numeri nazionali. Del resto per dire “siate veloci nelle telefonate internazionali” il regolamento recita in inglese maccheronico “be quick”.

Telefonate per motivi privati? Non sono permesse fuori dai “time out”. E pc ispezionati dal capo

Le telefonate sono un’ossessione nello studio che ha vinto una delle gare principali di Reinventing Cities. Le chiamate per motivi privati? Non sono permesse fuori dai “time out” (che sarebbero le “pause” ma forse su un campo da tennis) e dal momento dei pasti. Si arriva anche al controllo ossessivo dei computer personali. Che periodicamente verranno ispezionati dal capo, con la possibilità che file o contenuti scaricati non graditi (sempre dal capo) siano cancellati.

Alla voce “Comportamenti” da tenere sul posto di lavoro si legge che la “connessione internet dell’ufficio è utilizzabile solo per le mail di lavoro e le ricerche”.

Niente caffè al lavoro. E nemmeno sigarette

Ma l’architetto Caputo deve essere anche un salutista che ci tiene alla longevità delle proprie giovani promesse e apprendisti architetti. Caffè e sigarette? Non sia mai se non durante le famose due pause da 10 minuti al giorno.

Chiacchiere al lavoro? Vietate

Ancora più interessante: “Chiacchierate a caso (“random talks”) non sono accettate”. Del resto si sa, siamo qui per imparare. Ma come farlo se la regola dice “Domande? Riducile al minimo” e se possibile “a bassa voce” e comunque in generale “evita di disturbare chiedendo o parlando con i colleghi”. Tutto questo fallo velocemente (“be quick”).

Ci sono alcune frasi semplicemente incomprensibili: “if doors are closed It is allowed to enter postpone your question or need once the door opens”. In sostanza: bussa solo per cose urgenti, o per un ripasso veloce di lingua straniera. Insomma. Di “suggerimenti” ai propri lavoratori ce ne sono un’altra dozzina. Ma l’andazzo è chiaro.

Andrea Caputo e quelle “regole da fabbrica dell’800”

“Avete presente una fabbrica inglese dell’800?” dice a True-News un giovane architetto milanese. Ecco: la descrizione che più gli assomiglia, secondo testimonianze dirette. Del resto nell’ambiente immobiliare e fra le giovani leve dell’architettura meneghina, che tanto ha regalato alla città, lo studio della (quasi) archistar Andrea Caputo è molto chiacchierato specie per i turni di lavoro.

Dov’è l’inclusione sociale?

Rimane una domanda: L’architetto ha vinto Reinventing Cities per cambiare faccia a Piazzale Loreto, simbolo di Milano e della Resistenza. Reinventing Cities, almeno ufficialmente, si basa su due pilastri: riqualificazione ambientale ed inclusione sociale. Ecco. Qualcuno tra i promotori del bando – Comune di Milano, C40, Ferrovie dello Stato – potrebbe almeno farci sapere se ritiene inclusione sociale lavorare con questo decalogo di regole. Possibilmente “be quick”.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro Direttore,

Scrivo in merito ai recenti episodi che vedono coinvolti lo studio.

Le foto ai fogli pubblicati su Instagram corrispondono a un documento che non conoscevo, non ho mai autorizzato e non rispecchia il modus operandi del nostro studio. Se effettivamente circolato riguarda un periodo circoscritto, lontano nel tempo.

In ogni caso, all’interno di quel documento, sono possibili risposte – alcune indubbiamente sbagliate nei toni e nei contenuti, altre ragionevoli – a problemi oggettivi di convivenza che affliggono il nostro come molti altri studi di architettura. Provo ad elencare una serie di riflessioni in merito, che credo siano universali, cioè valide per qualunque studio di architettura che abbia una struttura analoga alla nostra, con il quale dobbiamo inevitabilmente confrontarci sul mercato.

Aspetti positivi, comunque migliorabili:

Tirocinio retribuito. Rifiuto di ammettere collaboratori non retribuiti per progetti e iniziative dello studio.

Plausibile gestione di risorse e obiettivi. Per anni abbiamo cercato di evitare i concorsi e le dinamiche conflittuali che spesso ne conseguono. Il bando C40/Piazzale loreto è stato gestito per oltre un anno con regolarità e pianificazione di staff.

Coinvolgimento e apertura di qualsiasi genere, etnia e orientamento sessuale. Presenza femminile da sempre in maggioranza (media 63-35%) e associata ai ruoli gestionali più alti. Mai riscontrato alcun caso di discriminazione in 10 anni di attività.

Corsi gratuiti di inglese e italiano per lo staff. Principio che ha agevolato alcuni, ma non tutti.

Attenzione e rispetto del rapporto personale e professionale riguardo dinamiche lavorative devianti quali vessazioni o abusi di qualsiasi natura e intensità.

Costante investimento in progetti di ricerca, quasi sempre a fondo perduto. Nel 2019 abbiamo fondato una start-up innovativa promuovendo progetti culturali (produzioni editoriali, mostre). Investiamo parte dei proventi dello studio incaricando indagini specifiche a collaboratori esterni (dottorandi, grafici, editor, docenti, etc). Nell’anno 2020 abbiamo incaricato circa 70 articoli scientifici a fronte di una retribuzione media di 200 euro. L’investimento in ricerca per l’ultimo triennio corrisponde ad un importo di circa 185.000 euro. Ogni collaboratore dello studio è invitato a partecipare o assistere allo sviluppo dei progetti di ricerca a propria discrezione.

Spazi di lavoro dignitosi. Investimenti annuali e costanti per hardware, software, risorse front-office, pulizie quotidiane, servizi di supporto. Fin dal principio abbiamo evitato di chiedere ai tirocinanti di sostenere il nostro lavoro con il proprio laptop o software.

Massima puntualità nei pagamenti, condizione prioritaria e ineludibile. A fronte di un pesante attacco informatico nel 2018 (danni per decine di migliaia di euro) in poche settimane abbiamo attivato un prestito bancario garantendo la retribuzione ad ogni collaboratore entro i tempi stabiliti. Mai ritardato un pagamento ai collaboratori.

Tentativi di compensazione per overtime durante le consegne, idealmente garantendo un giorno di recupero per un giorno di lavoro durante weekend o giorni estivi. Equilibrio non sempre mantenuto.

Aspetti negativi, che stiamo provando a migliorare:

Mancata risposta alle candidature ricevute. Semplice archiviazione senza segnali di riscontro.

Mancato ritorno dopo un colloquio. Non sempre abbiamo contattato candidati non selezionati per comunicare la decisione.

Non adeguato riscontro, di persona, sui risultati delle prestazioni offerte dai collaboratori.

Coinvolgimento in progetti con tempistiche di consegna molto ristrette.

Difficoltà di gestione del personale dopo il primo lockdown (2020). Alla luce di molteplici progetti cancellati, e comunque delle enormi preoccupazioni che ci affliggevano, abbiamo troppo repentinamente concluso la collaborazione con alcuni architetti. Attualmente, per nuovi progetti, stiamo dando loro la precedenza.

Basso riconoscimento pubblico sul contributo apportato. Abbiamo raramente investito in comunicazione, nè per lo studio nè per i suoi componenti, e quindi mai veramente coinvolto i collaboratori ed esposto i loro crediti o rappresentato esplicitamente il loro ruolo nel team.

Mancato coinvolgimento ed esasperante editing dei progetti. Architetti coinvolti nel rifacimento dei progetti senza una vera spiegazione del problema.

Revisioni pedanti e insistenti del design, via email e senza un confronto diretto con chi lo esegue.

Sicuramente molto altro.

Facciamo il possibile per migliorarci.

Andrea Caputo