Chi è Pasquale Salzano, il presidente di Simest

Pasquale Salzano ha costruito una carriera articolata che in pochi anni lo ha portato tra diplomazia e aziende partecipate

Tra diplomazia, internazionalizzazione e imprese strategiche Pasquale Salzano ha costruito una carriera articolata. Che in pochi anni lo ha portato alla presidenza di una delle principali partecipate italiane, Simest. Azienda partecipata per il 76% da Sace, detenuta al 100% dal Ministero del Tesoro, Simest svolge la funzione di polo dell’Export e dell’Internazionalizzazione del Gruppo. Un unico punto di accesso a tutti gli strumenti finanziari, di investimento e assicurativi a supporto alle imprese italiane che vogliono competere e crescere a livello internazionale.

Salzano la presiede portando alla sua guida un know-how consolidato in settori legati all’export e agli affari istituzionali.

Salzano, da avvocato a diplomatico

Nato a Napoli nel 1973, Salzano si è laureato in Giurisprudenza e abilitato alla professione di avvocato tra il 1997 e il 1999. Ha svolto l’inizio della pratica presso la Corte d’Appello di Napoli. Formatosi poi come dottore di ricerca in Diritto internazionale, nel 1999 è entrato nella carriera diplomatica.

Ha vinto un concorso da capo sezione nel campo della Farnesina per gli Affari Giuridici con l’Unione Europea. Nel 2001 ha spiccato il volo, diventando capo dello staff della missione italiana Osce a Belgrado in un momento delicato dopo le guerre balcaniche del 1999. Dal 2002 al 2005, è stato rappresentante diplomatico italiano in Kosovo e ha fatto parte, fino al 2006, della missione italiana alle Nazioni Unite a New York.

Giovane, dinamico e poliglotta Salzano si è costruito un importante background poi speso a livello di alta diplomazia. Nonostante la giovane età, è entrato in un distaccamento presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra il 2006 e il 2009 nel quadro del lavoro degli sherpa italiani per il G8 e il G20. Incarico estremamente carico di responsabilità, se si pensa che in quegli anni andavano in scena le riunioni (compreso il G8 italiano de L’Aquila).

Dove i grandi della Terra iniziavano a consolidare il ruolo di questi summit come centro operativo per la risposta ai grandi problemi globali, crisi finanziaria in testa.

Dall’Eni agli Usa

Salzano ha avuto modo di costruire una fitta rete di rapporti, che lo hanno portato prima alla rappresentanza centrale dell’Ocse. Come direttore del Segretariato deputato per il coinvolgimento delle economie emergenti del mercato globale nel 2009-2010. E quindi a un nuovo distacco presso l’Eni negli anni in cui ascendevano top manager come Marco Alverà, futuro ad di Snam, e Claudio Descalzi, attualmente alla guida del gruppo, sulla scia dell’attenta gestione di Paolo Scaroni.

Salzano in Eni si è occupato lavorando come responsabile dei Rapporti istituzionali internazionali. In Eni entra nel 2011 e quell’ anno è tra gli ospiti del meeting Unicef che si tiene a Firenze. Ad aprire i lavori sono l’ allora sindaco, Matteo Renzi, e l’ allora presidente dell’ associazione che si occupa di infanzia, Vincenzo Spadafora, futuro ministro del Movimento Cinque Stelle. Due punti di riferimento che arriveranno più volte a incontrare il suo tragitto istituzionale.

Negli anni Salzano è stato poi nominato capo dell’ufficio Eni negli Usa, nel 2014 Senior Vice President e successivamente, nel Comitato di Direzione dell’Eni. In veste di Executive Vice President e Direttore degli Affari Istituzionali. Ha tenuto un corso sulla geopolitica del gas presso la LUISS Business School a Roma e nel 2011 è stato anche nominato “Young Global Leader” dal World Economic Forum ed è membro del board italiano dallo European Council on Foreign Relations.

Dagli Usa al Qatar

Salzano è stato più volte indicato come papabile detentore di una sede diplomatica. Dagospia ha rivelato che nel 2017 Claudio Descalzi lo propose all’allora premier Paolo Gentiloni per la prestigiosa sede di Tel Aviv. L’ età (troppo giovane) e il grado nella carriera diplomatica (consigliere d’ ambasciata) gli hanno precluso la nomina di ambasciatore in Israele, ma Salzano è stato scelto per la sede di Doha, in Qatar.

Da ambasciatore Salzano ha promosso con forza lo strumento della diplomazia economica sostenendo i legami tra Italia e Qatar. Nel 2018 l’interscambio commerciale si è attestato poco meno di 2,6 miliardi di euro, in crescita del 23,2% sull’anno precedente, per poi crescere di un ulteriore 2% l’anno successivo. Non sono stati più soltanto i grandi gruppi come WeBuild, Saipem, Fincantieri o Eni ad essere attivi nell’emirato. “Le piccole e medie imprese, ma anche gli artigiani italiani possono trovare spazio”, sottolineava Salzano nel 2019 parlando con Class Editori. “Occorre però concentrarsi sulla qualità dei servizi. Stiamo parlando di un Paese con una clientela dotata di una elevata capacità di spesa ed esigente”. Sempre più legata a Roma.

L’approdo a Simest

Indicato tra i “sussurratori” che hanno suggerito a Luigi Di Maio la svolta filo-occidentale e l’approdo all’atlantismo. Dopo l’ascesa alla Farnesina del leader pentastellato Salzano, col governo M5S-Pd in azione, è stato richiamato per ruoli importanti nell’apparato a partecipazione pubblica. Nel dicembre 2019 ha ottenuto due incarichi, lasciando così la legazione qatariota: quella di capo degli Affari Internazionali di Cassa Depositi e Prestiti; e quello di presidente di Simest, che fino a poche settimane fa, via Sace, era nell’ombrello di Via Goito.

Nell’anno di scoppio della pandemia, il 2020, Simest si è strutturata come partner istituzionale di riferimento, in grado di affiancare in particolare le nostre piccole e medie imprese nello sforzo di mantenere e ulteriormente rafforzare le loro posizioni sui mercati esteri. “Simest, in stretto raccordo con la Farnesina e la rete diplomatica nel mondo, ha saputo svolgere un ruolo centrale nelle iniziative messe in campo dal governo, a partire dal Patto per l’Export, che ha destinato ai finanziamenti agevolati per l’internazionalizzazione gestiti da Simest circa 1,3 miliardi di euro su un totale di 2 miliardi complessivamente mobilitati”, ha scritto Salzano a inizio 2021 su Milano Finanza.

“Una dotazione straordinaria e senza precedenti, che ha permesso di potenziare e innovare come mai prima d’ora questi strumenti. Trasformandoli in una risposta concreta e tempestiva alla crisi”. E che oggi si sostanzia nel coinvolgimento al fianco di Sace. Per il rilancio dell’export e la tutela dell’interesse economico nazionale a supporto del lavoro del gruppo guidato da Salzano e dall’ad Maurizio Alfonso.