7 LUGLIO 2020 | EDIZIONE SETTIMANALE A CURA DI FABIO MASSA

Una newsletter di cose mediamente serie, su cui si può riflettere. O no.

Dopo Sala? Troppi pretendenti
La deriva degli incontinenti

Quando Beppe Sala parla di doversi rasserenare andando in bicicletta, per decidere che cosa fare del suo futuro che poi è anche il futuro di Milano, parla sul serio. Non è solo una posa. L’aveva fatto anche la volta scorsa, andando al Cammino di Santiago. Il problema è che qui è cambiato tutto. La volta scorsa era il salvatore invocato dal Partito Democratico, l’uomo dell’Expo, colui il quale non solo aveva risparmiato all’Italia l’ennesima figura di inefficienza, ma l’aveva tramutata in un successo planetario. Dunque, un vincitore preannunciato. Ma comunque, il suo sfidante Stefano Parisi l’aveva messo in difficoltà. Perché c’è una sola verità: Milano è sempre contendibile. Figurarsi oggi, devastata dal Covid, con i ristoranti che stanno chiusi a mezzogiorno perché non c’è un turista e manco più i lavoratori (tutti in smartworking). Senza eventi, senza inaugurazioni. Triste e grigia. Pure la locuzione “Modello Milano”, pare lontana e superata. Dal Milanese Imbruttito siamo passati alla Milano brutta. Non è una bella cosa. In più, il Pd supporta Sala, ma senza la passione di cinque anni fa. Il sindaco non ha mai fatto mistero della propria indipendenza. Che però qualcuno del suo staff ha fatto diventare mediaticamente qualcosa di vicino alla solitudine. E adesso i dem si trovano un candidato solo, che deve decidere se esserci. Ma non ci si illuda, perché la politica ha l’horror vacui, l’orrore del vuoto. E colma subito. Così, indipendentemente da tutto Pierfrancesco Majorino è pronto a correre. Anche a marcare qualche distanza dal sindaco, come sul commissariamento richiesto per la Regione. Majorino è uno scafato e navigato, e sa che se Sala non ci sarà, occorrerà avere i motori caldi. Poca Europa (dove è stato eletto) e tanta battaglia sui territori, è quello che sta facendo. Ma non si illuda perché sulla sua strada troverà uno-e-solo-uno della compagine degli ex turborenziani oggi zingarettiani. Potrebbe essere Pierfrancesco Maran, l’assessore all’Urbanistica che studia da primo cittadino da sempre ma che da sempre ha un patto di non belligeranza con Majorino. Se non ci sarà Maran, difficile che ci possa essere Lia Quartapelle, molto più proiettata sulle vicende romane. Quell’area però, che esprime la segretaria metropolitana Silvia Roggiani, ci sarà. Questo è poco ma sicuro. Finita qui? Macché. Perché Italia Viva potrebbe decidere di correre al primo turno, anche solo per avere visibilità. E potrebbe decidere di farlo con Sala in campo, figurarsi senza. E infine la sinistra radicale, che Majorino si coccola in caso di primarie. Ogni cosa fa pensare a un immenso raggruppamento per una ipotesi unitaria che possa – tutti insieme – raggiungere un onorevole 6 per cento (punto più punto meno). Insomma, non è vero che dopo Sala non c’è nessuno. Forse è vero il contrario: sono in troppi a fronte di una candidatura unica del centrodestra (di Fabio Massa).

PIER PUNGE, L'ALTRO PIER INSEGUE

A proposito di quello che magari (non) avete letto appena qui sopra, segnalo che pure nel centrosinistra la campagna elettorale è cominciata e che se Beppe Sala non ci sarà, ci saranno loro. Pierfrancesco Maran sfida Salvini (che di certo non si candiderà alle elezioni) con tanto di hashtag (per la sua campagna delle primarie? Chissà): “Salvini a quanto pare non ha il coraggio nemmeno questa volta di sfidarci in prima persona e come da sua abitudine dedica a Milano solo chiacchiere domenicali. Diceva che fare il Sindaco della città dove vive era il suo sogno ma anche questa volta si nasconderà dietro ipotetici manager di facciata che spariranno il giorno dopo la sconfitta. #AvantiMilano2021!”. Majorino, che è uno che legge, lo ri-posta e aggiunge: “Ha ragione Pierfrancesco Maran. Ma tanto figurati se quello ha coraggio di sfidare il centrosinistra a Milano”. Avanti col minuetto. E martedì prossimo parleremo delle “strutture” sulle quali i due sfidanti possono contare in caso di primarie.

(foto da gay.it)

GENTE CHE NON SI CANDIDA A SINDACO

Comunioni e cresime in diretta streaming
(ma più ignoranti)

di Sancta Sanctorum per True – Ma che cosa sta succedendo in Arcidiocesi a Milano? Le Prime Comunioni sono diventate un problema. Siamo in piena estate, i bambini non hanno avuto la possibilità di formarsi al Catechismo, la celebrazione di questo Sacramento che di solito si tiene nel periodo tra maggio e giugno è slittata in avanti. Così avanti che sui gruppi Whatsapp del Catechismo, adesso, si parla del 20 settembre come periodo per le Prime Comunioni. E questo sulla base di una preparazione praticamente nulla, che non è proprio quello che la Chiesa richiede in materia. Ma l’Arcidiocesi che cos’aveva deciso in tempi non sospetti? L’Avvocatura dell’Arcidiocesi di Milano, con apposito documento del 4 maggio scorso, aveva stabilito:
 
           CELEBRAZIONI DELLE PRIME COMUNIONI E DELLE CRESIME 

Al termine dell’emergenza sanitaria, i Parroci e i Responsabili delle Comunità Pastorali insieme con le loro comunità educanti decideranno quando celebrare le Prime Comunioni. Per le Cresime, se le date fissate saranno praticabili esse resteranno immutate, altrimenti saranno posticipate (il documento può essere consultato qui). Tocca ai parroci decidere. Ma un’ulteriore nota per la celebrazione dei Sacramenti firmata dal vicario pastorale monsignor Franco Agensi, nota senza data, è consultabile qui. Quanto alle date, ad oggi possiamo al più auspicare e presumere che Prime Comunioni e Cresime si possano celebrare tra settembre e novembre, prima dell’inizio dell’Avvento. Questo consentirebbe di prevedere una adeguata preparazione prossima per i ragazzi e le loro famiglie. Ai ragazzi della Prima Comunione si aprirebbe poi l’anno di formazione verso la Cresima; i cresimati invece potrebbero iniziare il percorso preadolescenti, le cui Linee guida sono state presentate in questi giorni. Ma quanti parenti per la celebrazione e, in particolare, della Cresima? Molto pochi. Al punto 3 della Nota firmata da Agnesi si stabilisce che: Dovendo fare i conti con la ridotta capienza delle chiese, per non moltiplicare inopportunamente i turni per la celebrazione della Cresima, si chieda ai ragazzi e alle loro famiglie il sacrificio di una partecipazione limitata allo stretto nucleo familiare; e si provveda a garantire, dove possibile, la trasmissione in streaming della celebrazione. Si valuti pertanto con particolare interesse la possibilità di celebrazioni all’aperto, più sicure sotto il profilo sanitario e favorevoli per una partecipazione più ampia. Insomma: non sappiamo come i nostri figli torneranno a scuola a settembre ma l’Arcidiocesi ha fretta di celebrare Comunioni e Cresime. Con quale preparazione dei ragazzi è lecito dubitarne. E poi ci lamenta dell’ignoranza religiosa e, soprattutto, della poca pratica religiosa. Fate voi.

PUNTURA DI SPILLO

leon

Brindiamo alla capacità di rimanere sulla scena di Selvaggia Lucarelli. Riesce a intervistare Beppe Sala con una sequenza benevola ma interessante di domande e risposte. Una sola sbavatura: mette in una risposta una sua domanda con errore sulla metropolitana al Corvetto che non ci sarebbe e invece c’è eccome. Però la giornalista vicina al centrosinistra recupera subito: va al comizio di Matteo Salvini con il figlio Leon e prima davanti ai giornalisti chiede al leader leghista di mettersi la mascherina. Poi il figlio Leon (di 15 anni) dice all’ex vicepremier che è un razzista e omofobo. E allora lei gira il video dei poliziotti che lo identificano (perché lo identificano? Boh, rimane l’incognita). Risultato? Sempre sugli scudi. Con un virgolettato di troppo, però.

(S)TikRazzi

Vi faccio vedere solo uno screenshot, invitandovi a seguirlo su Tik Tok. Perché quest’uomo è un MITO VIVENTE. Roba da svenire.

della settimana

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CHI SALE

Di lui si dice che potrebbe fare il candidato sindaco ma la verità non è questa. La verità che nel prossimo rimpasto regionale lui potrebbe essere in pole position. Ma deciderà Fontana (probabilmente prima dell’estate).

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CHI SCENDE

Fiorenzo Tagliabue

Il grande capo della Sec ha un colpo di genialità e quindi in data 9 luglio decide di presentare un nuovo progetto con un nome nuovo: True. E ci mette pure il “R” di marchio registrato. L’originalità questa sconosciuta.

IL REGNO DI ABBADESSA

Lui si chiama Mario Abbadessa e fino a 12 anni fa studiava all’Università. Ma è bravo, bravissimo. E così è arrivato ai vertici di Hines Italia. Ora la sua sfida, secondo quello che scrive Elisabetta Andreis sul Corriere della Sera è di resistere all’epidemia e confermare i progetti immobiliari che ha su Milano. Che prevedono una valanga di uffici, in barba a tutti i discorsi sullo smartworking. Secondo gli analisti in cinque anni sono previsti 1,2 milioni di metri quadrati: Oracle ha prenotato la sua nuova sede in viale Luigi Sturzo, Unipolsai sta costruendo il suo grattacielo a Porta Nuova, Aon sarà al Thw Sign, mentre Bain entrerà nell’ex regno di Mainetti (editore del Foglio) in Cordusio, Dentsu Aegis in via Crespi, Ubi in Gioia 22, Accenture in Corso Como, Jp nel Cortile della Serta in via Moscova. Tutto confermato? Pare di sì. Anche la torre Tirrena in piazzetta Liberty, The Medelan in Cordusio, il Pharo in via Gattamelata, Spark one in Santa Giulia. Andatelo a dire a quelli che fanno il south working: dalle parti dei miliardari pare che non avrà vita lunga…

"L'Italia leggendaria per le disfunzioni
ha battuto il virus"

Ehi, vi ricordate quando ci perculavano perché eravamo il Paese peggiore al mondo per il Coronavirus. Il caso Italia, e il caso Lombardia? E noi, come Tafazzi, a darci bottigliate perchè quanto siamo str…* noi italiani di qui e di là. Poi capita che il virus decide che ne ha avuto abbastanza di Bergamo e Brescia e Milano e Lodi, e se ne va negli Stati Uniti. Così, iniziano loro a darsi bottigliate, dicendo che siamo stati bravi noi (Leggete qui): “As a result, the U.S. is suffering a horrific surge of infections in states such as Arizona, Texas and Florida while states that were battered early on are still struggling. Countries such as Italy that are legendary for government dysfunction and were hit hard by the virus have crushed the curve of infection, while the U.S. just set a daily record for case growth and shows no sign of slowing down”. Traduciamo la parte interessante: “Paesi come l’Italia che sono leggendari per le disfunzioni governative e che sono state colpite duramente dal virus hanno abbattuto la curva d’infezione, mentre gli Stati Uniti hanno messo a segno il record giornaliero per crescita e non mostrano segni di rallentamento nell’infezione”.

LA BIOGRAFIA DELLA SETTIMANA

Ennio Morricone, morto ieri a Roma, ha composto più di 100 brani classici, ma la fama mondiale arrivò con le musiche prodotte per il genere del western all’italiana. Nel 2007 Morricone ha ricevuto il premio Oscar onorario alla carriera.

Roba da giornalisti

Ricordatemi com’era quella cosa del femminismo? Di tutte le battaglie de* giornalist* per la parità e bla bla bla. Ecco qui che cosa mi trovo su “Giornalisti su Facebook”. Roba da pollaio, ma istruttiva: “Consiglio Generale Inpgi: tacchi dodici, Fendi e “Comunicatori”. E’ il 30 giugno, primo giorno del Consiglio Generale Inpgi: arrivo alla meta, una sorta di convento in via Cernaia a Roma e alla porta mi accoglie la Direttrice Generale: Maria Immacolata Iorio. Resto a bocca spalancata: è tutta un griffe dalla mascherina alle scarpe, passando per l’abito (firmato Fendi, mi suggerisce una collega anche lei sorpresa per quello sfoggio). Vergognandomi un poco per la mia mise, assolutamente non paragonabile, varco la soglia e dopo i controlli sulla temperatura, arrivo in una sorta di piccolo cortile interno. Allestito per accogliere i Consiglieri provenienti da tutta Italia. E là c’è l’apoteosi. La Direttrice, sempre Fendi-vestita, e la Presidente Macelloni, con uno splendido abito (ancora le mie colleghe più esperte non hanno saputo individuare lo stilista) bianco con un tripudio di fiori. Tacchi 12 naturalmente, per entrambe”. Francamente, non me ne frega niente dell’Inpgi, ma se questa è una critica, siamo ancora al medioevo.