14 LUGLIO 2020 | EDIZIONE SETTIMANALE A CURA DI FABIO MASSA

Una newsletter di cose mediamente serie, su cui si può riflettere. O no.

Chiudere i matti nelle gabbie (salariali)

La frase è questa: “È sbagliato che il dipendente pubblico guadagni gli stessi soldi a Milano e a Reggio Calabria. È sbagliato perché il costo della vita è diverso”. L’ultima polemica che scaturisce dalle parole di Beppe Sala è questa. E la traduzione è “gabbie salariali”. Che Milano costi molto di più di Reggio Calabria, e che gli insegnanti, o i dipendenti pubblici in generale prendano esattamente gli stessi soldi, sono entrambe realtà. In particolare, la differenza di costo della vita si stima in circa il 20 per cento in più. Semplicemente chi vive a Milano spende un quinto in più rispetto a chi vive nel Meridione d’Italia. Fin qui, la verità fatta e finita. Ma che cosa è una gabbia salariale? Le gabbie salariali sono un sistema di calcolo dei salari che mette in relazione le retribuzioni con determinati parametri quali, ad esempio, il costo della vita in un determinato luogo. Davide Faraone, senatore siciliano già renziano, spiega in un articolo per l’Huffington Post: “Le gabbie salariali sono una enorme sciocchezza. Lo sono fin dai tempi in cui a proporle erano quei simpatici energumeni con la camicia verde e il casco da vichingo con le corna di bue che andavano a battezzarsi sulla riva del Po”. E questo è, per gran parte delle persone: una proposta della Lega, un antico cavallo di battaglia. Ma non è così. Perché in Italia il sistema delle gabbie salariali è stato in vigore tra il 1954 e il 1969. Anzi, in effetti le avevano studiate per il solo Nord già dai primissimi mesi del secondo Dopoguerra. A firmare l’accordo non era stato Mussolini insieme a Hitler insieme a Bossi, ma la Cgil con Confindustria. Nel 1948 però nascono Cisl e Uil, e quindi la situazione inizia a incasinarsi: le zone passano da 4 a 13. Negli anni ’60 il Partito Comunista inizia a scagliarsi contro le gabbie salariali che vengono abolite nel 1969 anche se persistono qui e là negli accordi integrativi fino all’inizio del 1972. Faraone, già sottosegretario un paio di volte, tutto questo se lo scorda. Così come se lo scordano i tantissimi esponenti di sinistra intervenuti sulle parole – ancora una volta, come nel caso dello smartworking – anche troppo stringate di Beppe Sala. Il sindaco di Milano continua a dire cose giuste, ma che vengono recepite in modo sbagliato semplicemente perché non le spiega. E così, dunque, tutti hanno interpretato per esempio che Sala volesse tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici del Sud. Ma gabbie salariali, per esempio, potrebbe voler dire chiedere fondi per aumentare gli stipendi a quelli del Nord. Non è levare a qualcuno, ma dare a qualcun altro che ha bisogno in virtù di quel 20 per cento di superiori spese ogni mese. Sala però ha detto una cosa sacrosanta, che non è mai stata applicata appunto perché prende atto di un principio già ben sancito dalla realtà: in Italia, economicamente parlando, ci sono più Paesi. In effetti, neppure due, ma molti di più. E qualcuno dovrebbe spiegare a un insegnante di Milano perché deve fare la fame a differenza di un collega che sta a Reggio Calabria. Si potrebbe aggiungere anche una punta di polemica e una ulteriore proposta: che chi viene assunto per svolgere la sua mansione in un posto, poi ci debba rimanere per un periodo medio lungo, di almeno 10 anni. Così, magari, le scuole milanesi non si troverebbe sfornite sempre di insegnanti che vengono assunti per concorso pubblico nazionale e poi chiedono il trasferimento in parti d’Italia che hanno meno fame di docenti rispetto al capoluogo lombardo. Però non possiamo dire a Sala di proporlo: una polemica a settimana pare già un’ottima media (di Fabio Massa)

"Ciao Matteo, sono il tuo candidato"

Pare che venerdì si sia incontrato il temutissimo e segretissimo candidato della Lega per le prossime comunali e il leader Matteo Salvini. A presentarli l’assessore alle Politiche Sociali e segretario milanese del Carroccio Stefano Bolognini. Sotto i 50 anni, un figlio più un figlio in arrivo, manager pare di una azienda di moda, non sappiamo che impressione abbia fatto a Salvini. Per adesso, dalle elezioni del mistero, è tutto .

Estate Italiana… sì, in città!

Anche quest’anno – seppur con una veste leggermente diversa – l’estate a Milano è sinonimo di intrattenimento, grazie a una vasta offerta di proposte culturali che spaziano da eventi musicali, teatrali e artistici in alcuni dei più affascinanti spazi aperti della città. Il grande cartellone estivo milanese, che si estende fino a settembre inoltrato, è stato pensato per offrire al pubblico una vasta gamma di spettacoli dal vivo e per tornare a vivere insieme la città, nel pieno rispetto delle normative di sicurezza vigenti. Dal 15 giugno al 30 settembre, per esempio, i Giardini della Triennale di Milano (www.triennale.org) diventano i protagonisti di incontri, proiezioni, eventi live, cabaret, festival e momenti di relax immersi nel verde, mentre pochi passi più avanti, nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, fino al 3 settembre l’ottava edizione della rassegna “Estate Sforzesca” anima la scena meneghina ogni sera con uno spettacolo live diverso. Ma l’intrattenimento estivo a Milano non finisce qui! Estate Sforzesca si inserisce infatti nel più ampio palinsesto “Aria di Cultura”, che coinvolge diversi luoghi della città con oltre 80 appuntamenti, tra cui 40 concerti, 20 spettacoli teatrali e 4 eventi dedicati al mondo della danza, molti dei quali a ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria.
Per info e prenotazioni, visitate il sito www.yesmilano.it – LEGGI DI PIU’ SU WHERE (clicca clicca clicca QUI)

Di camici e affini

C’è qualcosa che si chiedono tutti quelli che stanno osservando con tanta curiosità l’inchiesta relativa ai camici del cognato di Attilio Fontana. No, non è il fatto se volesse venderli o regalarli. Pare ormai pacifico che il cognato volesse venderli, e che Fontana sia intervenuto per farli regalare. Seguite la ricostruzione vista dall’interno. Fontana nomina Raffaele Cattaneo commissario al reperimento dei materiali di uso medico durante l’emergenza. C’è bisogno di camici, perché stanno facendo il giro del mondo le immagini dei medici con i sacchi di spazzatura addosso. Così, Cattaneo fa chiamare sei aziende diverse, e tra queste – ben sapendo che si tratta di quella del cognato di Fontana – c’è la Dama Srl. Con cinque su sei, perché una non può produrre il materiale richiesto, stipula contratti di acquisto diretti. Quindi punto primo: era prevista una gara d’appalto? Ma non erano sospese? Punto secondo: se il contratto diretto è un reato, perché non sono nella merda per cinque contratti? Punto terzo: le altre quattro aziende hanno venduto i camici a prezzi inferiori, superiori o uguali rispetto alla Dama Srl?

Cristina la dura

Cristina Tajani

Due risposte, nei fatti anche molto dure. Politicamente significative. Beppe Sala ha detto: “Torniamo al lavoro”, criticando lo Smart working. E lei, Cristina Tajani, assessore al Lavoro, già nella giunta Pisapia, non ha fatto altro che presentare, a una manciata di ore, i risultati del “lavoro agile” che davano produttività e soddisfazione in aumento. Insomma il sindaco di Milano dice stop, la ricerca condotta dal Comune di Milano dice “go”. Poteva essere un caso isolato. E invece arriva la polemica sulle gabbie salariali. E che cosa fa Cristina Tajani? Ripete lo schema. Posta questo: “A proposito del dibattito su salari e pubblico impiego, pensando a soluzioni nuove non a vecchie ricette. Tra le azioni di cui sono più orgogliosa, come assessora al personale, concluse in questo mandato, vi è la chiusura del contratto integrativo decentrato per i dipendenti del Comune”. E bla bla bla fino alla conclusione: “Guardando avanti e non indietro. E lo abbiamo fatto”. Come dire: caro sindaco ma le soluzioni che proponi sono vecchie, in Comune abbiamo già risolto il problema. Messaggi politicamente forti.

della settimana

zatraln

CHI SALE

Zlatan

E’ dai tempi del Berlusconi presidente operaio che non c’era così tanta spavalderia. Il vecchio Ibra: “Del Milan sono presidente, allenatore e giocatore”.

Schermata 2020-07-13 alle 18.15.16

CHI SCENDE

Ikea

In questo servizio abbiamo scritto che monta la polemica tra i clienti. E’ tutto vero. Ed è drammatico per chi ci capita in mezzo.

Gli spazi vuoti

Guardate questo incredibile servizio della Cnnqui. E cercate la foto di Milano. C’è, ed è impressionante.

LA BIOGRAFIA DELLA SETTIMANA

A un anno dalla morte, il 17 luglio 2019, Andrea Camilleri viene ricordato e celebrato in tv e in molti teatri italiani. Scrittore prolifico raggiunse la fama come creatore del Commissario Montalbano.